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Cavernicoli vs. uomini moderni. Chi sente meglio?

03-02-2019
03-05-2019

Gli uomini delle caverne sentivano meglio di noi?
Forse. Secondo un nuovo studio dei ricercatori della Binghamton University di New York, i primi esseri umani a popolare la Terra, su certe frequenze, riuscivano a sentire meglio degli scimpanzé e di noi uomini moderni.

Come è stato possibile scoprire quale capacità uditiva avessero le persone vissute da 1 a 3 milioni di anni fa?

Fortunatamente, i dettagli fossili dei primi crani umani hanno rivelato interessanti indizi sul modo in cui i primi umani utilizzavano le orecchie. Grazie alla tecnologia imaging dei computer , i ricercatori hanno potuto studiare l'anatomia dell'orecchio, sia esterno che medio, degli esseri umani che un tempo abitavano le terre dell’odierno Sud Africa. Rispetto agli scimpanzé, i loro reperti fossili hanno mostrato condotti uditivi esterni più corti e più ampi, membrane timpaniche più piccole e un rapporto tra gli ossicini dell’orecchio, in particolare martello e incudine, inferiore

In breve, i primi umani non sentivano come noi.

I ricercatori sono stati in grado di ricostruire le capacità uditive di questi primi esseri umani utilizzando ricostruzioni virtuali dei loro resti fossili. Hanno poi analizzato queste informazioni per ipotizzare la capacità di ascolto dei nostri lontanissimi progenitori. I risultati? Un udito migliore di quello degli scimpanzé - e abbastanza diverso dal nostro.

I primi esseri umani avevano maggiore sensibilità per le frequenze comprese tra 1,5 e 3,5 kHZ. In breve, sulla gamma di frequenza in cui si trovano suoni come il fruscio delle foglie, l’aspirapolvere, il telefono e le consonanti dure come "P", "H", "G", "CH" e "SH". Tuttavia, non hanno superato del tutto la nostra capacità di sentire, almeno per quanto riguarda le frequenze alte.

Perché è importante?

Nel confrontare la capacità uditiva degli scimpanzé e dei primi esseri umani con la nostra, i ricercatori hanno potuto scoprire come la comunicazione sia cambiata nel tempo. Rispetto agli scimpanzé, i primi esseri umani si erano evoluti diventando più abili nel sentire le frequenze alte. Tuttavia noi, oggi, siamo ancora meglio. Questo, secondo i ricercatori, ci aiuta nel gestire la complessità della "comunicazione vocale a corto raggio".

In altre parole, è il motivo per cui riusciamo a conversare da un capo all’altro della tavola, senza doverci affidare ai grugniti e alle urla tipici della giungla. Questa gamma di suoni comprende anche le singole consonanti, per esempio t, k, f, s. Sempre secondo lo studio, "l'uso delle consonanti è una delle principali caratteristiche che permette di distinguere tra il linguaggio umano e la maggior parte delle forme di comunicazione animale".

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